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Storia di una dedica

Ad Aldo Giordano,
farmacista comunista,
che come Enrico ha dedicato la sua vita
a un ideale.

Domani in libreria, prima dell’indice, prima della prefazione di Scalfari, prima della mia premessa e della mia introduzione… prima di 400 pagine su Enrico e di Enrico, troverete questa dedica. Era diversa, da principio, non perché la persona in questione mi fosse meno cara prima, ma molto semplicemente perché speravo potesse leggere il libro una volta uscito in libreria (e io solo so la fatica per farlo uscire).

Mi continuava a chiamare: “Ma allora, quando esce?” – “Eh, Aldo, manca ancora la prefazione… manca l’immagine di copertina… forse esce il mese prossimo…” Aveva fretta, non capivo perché, l’ho capito dopo, quando si è spento nella sua casa di San Giuseppe Vesuviano, in provincia di Napoli: sapeva che stava morendo, ma non mi disse nulla. Sua moglie era stata la madrina di mia madre, con loro il rapporto era sempre stato molto profondo. Lui è rimasto comunista fino all’ultimo giorno della sua vita. Del quadro che mi ha regalato ho già parlato.

Oggi parlo di un pacchetto che mi arrivò all’imbrunire di settembre, era il 2011: dentro c’erano alcuni vecchi libri (alcuni introvabili) e un po’ di discorsi di Berlinguer. E il librettino di Ingrao “Indignarsi non basta”. Insieme un bigliettino, che conservo ancora gelosamente come un’antica reliquia:

San Giuseppe Vesuviano, 14-9-11

Mio giovane amico, mamma mi ha parlato di te lasciandomi l’impressione che coltiviamo, e guardandoci attorno non siamo soli, la speranza di un avvenire migliore. Certo di essere sulla giusta strada e coltivando le stesse idee, ti invio questi vecchi, antichi semi del mio giardino. Per ora questi sono gli estratti delle opere che ho trovato di e su Enrico – sulla questione morale e altro. Comunque cercherò di trovare altro materiale, per dare anch’io il mio modesto contributo al tuo mirabile lavoro. Per cui, con la speranza di farmi vivo quanto prima, ti saluto, unitamente a mamma.

Affettuosamente,
Aldo Giordano

Mi ricordo ancora cosa mi disse, l’ultima volta che ci siamo sentiti: “Ricordati, noi non siamo quello che siamo o facciamo quello che facciamo per farci riconoscere dagli altri o per farci gli affari nostri. Noi siamo quello che siamo e facciamo quello che facciamo per i diritti di tutti, anche di chi non la pensa come noi, soprattutto di chi non la pensa come noi. Noi siamo comunisti perché non possiamo stare bene se a fianco a noi c’è qualcuno che sta male.

Ecco, io non so se sono comunista. Quel che è certo è che non posso stare bene se a fianco a me c’è qualcuno che sta male.