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Prendo Partito

Eh, sì, proprio così. Il vostro prende Partito.

Nel pregustarmi la vostra faccia sbigottita e per dimostrarvi che non sono pazzo, vi posto l’art. 54 del Partito che ho deciso di prendere.

Ogni membro del Partito […] deve comprendere che a lui guardano i compagni di lavoro e di studio, i vicini di casa, i conoscenti e i parenti, come ad un combattente per un mondo migliore, per una società più giusta e più sana. Egli deve perciò preoccuparsi costantemente di essere di esempio con la sua vita privata, con la sua condotta verso la propria famiglia, i vicini, i compagni di lavoro, con il comportamento morale, l’onestà, lo spirito di solidarietà umana e sociale di cui dà prova. Ciò è tanto più necessario quanto più il compagno è conosciuto per l’attività che svolge e per le cariche che ricopre nel partito e nella vita sociale e politica.

Il partito, in questione, era il Partito Comunista Italiano di Enrico Berlinguer. Non esistono più entrambi, almeno fisicamente. In realtà, sono più vivi loro di quelli che ci sono ora. Questo per ribadire, anche a fronte delle offerte a prendere questa o quella tessera (e potete immaginare quale), il vostro non ha intenzione di prenderla, anche perché ritiene più utile quello che fa ogni giorno, fuori dalle beghe di partito. Perché come diceva Oscar Wilde, e i suoi erano ben altri tempi, “i partiti sono oramai l’unico luogo in cui non si discute di politica.

Io, anche se a riposo per parecchi motivi, a far Politica con la P maiuscola, seguendo quell’art.54, non rinuncio per tutto l’oro del mondo. Perché come dicevo a Valentina oggi, chi rimane come noi ancorato a certi ideali, perderà tutte le battaglie, ma la quotidiana guerra mattutina con il proprio specchio, quella guerra la vinceremo sempre.

P.S. Prender Partito, in gergo, significa prender posizione. Giusto perché la lingua italiana è varia.