senza speranza

Qui dove non alberga la speranza

Dante Franceschini si sta lentamente spegnendo in una camera d’ospedale del San Camillo di Roma. Per 15 anni, insieme ad Alberto Menichelli, è stato l’angelo custode di Enrico Berlinguer. Ha 92 anni, Dante, se lo sta portando via una broncopolmonite bilaterale. Santo cielo, non sapevo nemmeno esistesse qualcosa di bilaterale in una polmonite. E’ ancora lucido, mi dice Andrea, che ha vegliato tutto il pomeriggio su di lui, ma il suo corpo non regge più. E mentre sta lottando per la vita ha avuto il tempo di pensare a me, di dire ad Andrea di salutarmi.

Ho pianto. Non ho mai conosciuto una persona tanto perbene, così simpatica, sempre sorridente, con una parola buona per tutti. Si arrampicò a forza su quel palco e su quelle scale, a luglio, a Roma, al circolo Arci dove presentavo il mio libro: voleva parlare di Enrico e l’ha fatto con parole semplici, in un meraviglioso eloquio fiorentino e la sua semplicità (così come quella di Mario) in un attimo hanno spazzato tutto quello che di malevolo era stato detto da altri sul povero Enrico.

Ci sono poche persone che possono dire di essere stati amici fraterni di Enrico Berlinguer e Sandro Pertini: lui era uno di quelli. Con Pertini era stato partigiano assieme, di Berlinguer era membro della scorta. Considero uno dei privilegi che mi ha riservato la vita conoscerlo.

Ho scritto a Bianca, sapeva. “Non ci sono speranze“, il verdetto dei medici. Dante non si riprenderà, io non farò in tempo a salutarlo, nemmeno se domattina prendo il primo treno delle 7 per Roma, non parleremo più della volta in cui Pertini gli disse: “Dante, ora che sono Presidente non mi saluti più?” o di quando Enrico gli chiedeva conto delle giornate di campionato. Restano il suo esempio, la sua tensione morale e ideale. Ma la trovo una magra consolazione.

Non avrei voluto inaugurare l’anno su questo blog con brutte notizie. Ma per noi, a quanto pare, non vi può essere pace su questa terra fino alla fine.