Un paese di fiori che sbocciano

Avevo partecipato al contest per universitari del Festival delle Lettere su mafie e corruzione: bisognava scrivere una lettera in cui si immaginava il proprio paese senza le suddette piaghe. Mattatori dell’incontro Paolo Hendel e Nando dalla Chiesa. La mia lettera era tra le finaliste. Ma nemmeno il mio mentore lo sapeva, a quanto pare. E sul finire, per l’ultima lettura dal “pubblico”, mi ha indicato come quando faceva a lezione e a nulla è servito il mio niet, alla fine sono dovuto salire sul palco. E così mi sono trovato di fronte da leggere la mia lettera: e il bello è che non era nemmeno programmato. Così l’ho saltata e ne ho letta un’altra. La mia l’ha letta Paolo Hendel, chiudendo l’evento. C’è anche un video, da qualche parte.

Per ora accontentatevi del testo. A giudizio del pubblico in sala è molto bello. Mi saprete dire.

— UN PAESE DI FIORI CHE SBOCCIANO —

Francamente non riesco a immaginare, oggi, il nostro Paese senza corruzione. Non riesco in generale a non pensare alla società occidentale senza il vulnus di tutte le democrazie. Eppure noi Italiani sembriamo aver sviluppato con la Corruzione un rapporto particolare: la sopportiamo come un’inevitabile conseguenza dell’essere parte del mondo, ci siamo abituati ad essa così come negli anni ci siamo abituati all’AIDS. C’è, non possiamo farci niente.

Tutti i politici sono corrotti, anche se non è vero. La Politica in generale è una cosa sporca, anche se ci ostiniamo a dare il voto sempre a quelli che hanno reso la ragion d’essere dell’uomo, l’occuparsi della collettività, affarismo e lotta per la poltrona.

In generale ci disinteressiamo del nostro prossimo perché la nostra generazione non riesce a proiettare davanti a sé una qualsiasi idea di futuro: non è colpa nostra, ma di certo noi non miglioriamo le cose restando a guardare l’Apocalisse che si avvicina. Ci consideriamo così straordinariamente furbi nel non occuparci del nostro futuro, senza capire che l’indifferentismo alla Politica è la manna dal cielo dei Corrotti: finché la Politica è cosa loro, possiamo stare tranquilli che il nostro futuro sarà uguale a questo presente. E detto sinceramente, fa schifo.

Non riesco a immaginarmi questo Paese senza corruzione, semplicemente perché sogno un altro Paese, fatto da altre persone, con altri ideali, con ben altro coraggio. Un Paese dove la coscienza civile non si manifesta solo agli anniversari di chi ha dato la vita per gli altri. Dove le bandiere, gli slogan, le piazze piene non durano un giorno solo, ma si propagano nell’impegno e nella lotta quotidiana contro Mafia e Corruzione.

Perché essere antimafiosi e contro i corrotti, per davvero, costa fatica. Significa non farsi mai gli affari propri, non lasciarne scampare una alla propria coscienza, rifiutare di frequentare certi locali, certi giri, certe persone, andare sempre controcorrente (e quindi subire anche l’isolamento, non solo fisico, ma soprattutto morale): essere antimafiosi, per davvero, significa essere cittadini, per davvero. Significa rifiutare un sistema, un tipo di società, un tipo di prospettiva che non include nessun’altra prospettiva se non lo status quo.

Significa essere intransigenti con chiunque, rifiutare ogni tipo di doppiopesismo, non guardare in faccia nessuno, tanto più se si aspira ad amministrare la cosa pubblica facendo politica, perché come diceva Sandro Pertini, “le solidarietà di partito sono complicità.” Significa rifiutare ogni compromesso con se stessi, grande o piccolo che sia, non importa quale sia la causa. Essere antimafiosi costa fatica, perché costa fatica essere liberi. E la maggior parte della gente non vuole essere libera, perché la libertà comporta scelte e assunzioni di responsabilità: preferisce essere felice (o illudersi di essere tale).

Anche perché chi ha scelto la libertà, in questo paese, ha pagato molto, troppo spesso con la vita. Ma i Giovanni Falcone, i Paolo Borsellino, i Pippo Fava, i Giorgio Ambrosoli: tutti loro non erano eroi, erano uomini normali. Come tutti noi avevano difetti, debolezze, paure. Mitizzarli, farne dei santini da commemorare un giorno all’anno è fare il più grande regalo ai corrotti e ai mafiosi.

Ce ne sono invece molti di Giovanni Falcone, di Paolo Borsellino, in potenza. Ma per pigrizia o per paura o per inconsapevolezza restano fiori ipotetici che non si daranno mai al mondo. Eppure sfioriranno anche loro, ma senza essere sbocciati. Quelli che chiamiamo “eroi” ad ogni commemorazione avevano coraggio. Ma il loro coraggio consisteva nel fare, molto semplicemente, il proprio mestiere. Con onestà. Così mi immagino il mio Paese senza corruzione: un luogo dove ogni fiore sboccia, germoglia e fa crescere nuovi fiori, togliendo terreno e spazio alla Corruzione, dove la Mafia non ha spazi e muore, soffocata dalla libertà. Il petrolio di oggi che lascia il posto a una distesa di fiori, ciascuno diverso, ciascuno unico, ma libero di darsi al mondo.

La mafia vince laddove i fiori decidono di non sbocciare. Per sbocciare, ci vuole coraggio. E allora, se vogliamo avere un futuro senza corruzione, sbocciamo. Sarà dura, ma sarà bellissimo.