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Cosa voto domani

Al primo turno ho votato Basilio Rizzo, perché il candidato renziano del partito della Nazione non l’ho digerito prima e di certo non lo digerisco ora. Il voto al primo turno ha dimostrato quello che noi “gufi” ripetevamo da mesi, cioè che era una candidatura sbagliata e che non avrebbe sfondato al centro e nemmeno a sinistra, anzi, avrebbe spaccato la coalizione, facendo perdere voti in generale (tant’è che se mettiamo insieme i voti di Sala con quelli di Rizzo e quelli dei Radicali non si arriva ai livelli di Pisapia). Non serviva la sfera di cristallo, bastava capirne un po’ di politica.

Ora Sala è avanti di un misero punto percentuale con appena 5mila voti di scarto: ed è stato bello essere corteggiati in queste due settimane, dopo mesi ad essere insultati in qualsiasi modo. Così come è stato estasiante vedere Sala rispondere alle domande di WikiMafia che aveva allegramente snobbato al primo turno, perché da quelle parti qualcuno pensava che il voto del movimento antimafia a Milano non interessasse perché “si vince facile”, tanto da snobbare anche l’idea di un dibattito ad hoc su trasparenza e antimafia promosso da WikiMafia in Statale. Basti pensare che alla mia candidata in Municipio 1 nel PD Elena Carta (Miss Preferenze l’hanno ribattezzata, perché è stata la donna più votata nei Municipi) qualche mammasantissima del PD aveva consigliato di togliere qualsiasi riferimento a “legalità” e “lotta alla mafia” perché “rischia di farti perdere voti“. E poi hanno anche il coraggio di tenersi la foto di Enrico Berlinguer in sezione.

Avevo poi molto umilmente dato qualche consiglio ai registi della campagna elettorale più noiosa e meno appassionante della storia di Milano, ma vedo che negli ultimi giorni si è insistito a non raccontare il programma ma a puntare tutto sul “arrivano i barbari”, pubblicando foto della Gelmini, di La Russa e di Salvini. Tanto che, volutamente, mi sono comportato da elettore medio senza andare a spulciare i programmi dei due candidati e seguendo giusto i social, la tv e i giornali e non ho capito una beneamata fava del loro programma elettorale, ho capito solo che devo votare Sala perché, ed ecco il nuovo mantra, “è la giunta che conta“: che se penso a certe facce e a certe cose fatte da esponenti dell’attuale giunta negli ultimi cinque anni (dalla chiusura anticipata di mezz’ora dei locali nei luoghi della movida, all’ordinanza anti-gelati in strada dopo l’1:30, poi ritirata tra le polemiche, ai paladini della giustizia che imbrattano auto in divieto di sosta e potrei andare avanti per ore), oltre all’arroganza e alla saccenza dimostrata da certi personaggi, sono quasi riusciti nell’ultimo giorno di campagna a farmi cambiare idea circa quello che farò domani.

Ecco, ora vi dico cosa faccio domani. A votare io ci vado sempre, sia mai che manchi un timbro sulla mia scheda elettorale, anche perché per farmi votare è morta gente della mia età e anche più giovane. E dato che non ho intenzione di offrire alcun comodo alibi, in caso di sconfitta del centrosinistra, ai trinariciuti di partito sempre in cerca del capro espiatorio su cui addossare le proprie colpe, andrò a votare Sala, turandomi il naso, perché alla fine a 19 anni ho votato per la prima volta un Partito Democratico che nel listino bloccato aveva la Binetti, l’anno dopo ho pure sostenuto Penati in Provincia e persino alla Regione quello dopo ancora, quindi posso ben sopportare l’inevitabile tracotanza dei renziani che analizzeranno il voto, in caso di vittoria, con un laconico “avevamo ragione noi”.

Inoltre, troppa gente perbene che conosco non verrebbe eletta, in caso di sconfitta di Sala, e penso che sia meglio avere in Consiglio persone come Diana De Marchi, David Gentili o Paolo Limonta, giusto per citarne alcuni, piuttosto che non so chi del centrodestra. Sono i consiglieri, prima ancora che la Giunta, a contare ed è per questo che domani non resto a casa (cosa che in ogni caso non avrei fatto, al massimo avrei invalidato il voto).

Lasciatemi concludere con una postilla per Giuliano Pisapia: ‘a Giulia’, hai fatto proprio una gran cazzata a non ricandidarti. In ogni caso, grazie.